Bolle finanziarie: dalla tulipomania ad oggi

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Piccolo viaggio tra le bolle finanziarie della storia

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Oggi un contadino ha acquistato un singolo bulbo del raro tulipano chiamato Vicerè, pagando per esso: otto maiali, quattro buoi, dodici pecore, due carichi di grano, quattro carichi di segale, due botti di vino, quattro barili di birra, due barilotti di burro, mille libbre di formaggio, un letto completo di accessori, un calice d’argento e un vestito, per un valore totale di 2.500 fiorini” - una cifra equivalente al reddito annuo dei più ricchi mercanti dell’epoca.

La prima bolla speculativa documentata è la tulipomania. Nella prima metà del Seicento, in Olanda, per un bulbo di tulipano si arrivarono a pagare cifre folli: nel 1642 Rembrandt vendette uno dei suoi capolavori “La Ronda di notte”, noto anche come “La compagnia del Capitano Frans Banning Cocq”, per 1650 fiorini; per un bulbo di “Semper Augustus”, nel 1637 vennero pagati 5200 fiorini. Pochi mesi dopo si verificherà il grande crollo dei prezzi, gettando nella miseria più nera gli investitori più sprovveduti.

Ma come scrive Galbraith “sono pochi i campi dell’attività umana in cui la storia conta così poco come nel mondo della finanza”. Dopo i tulipani arrivò il castello di carte creato dal finanziere Law con la sua Compagnia francese delle Indie occidentali - crollata nel 1720 -, le ondate di speculazione nell’Inghilterra del 1772 e 1793, o di William Duer e Alexander Macomb nei confronti dei titoli azionari detenuti dalla Bank of New York (USA, 1792), il crollo degli assignats durante la rivoluzione francese (1797), la bolla delle obbligazioni sud-americane (Inghilterra, 1825), quella provocata dai canali francesi (1827), dalle ferrovie inglesi (1836 e 1847) e da quelle negli USA ed in Germania (1857), Fallimento della banca Overend & Gurney a Londra (1866), i titoli argentini (Inghilterra 1890), la bolla immobiliare australiana (1893), quella dell’oro e dell’argento (USA, 1893), del caffé (USA 1907), e il grande crack di Wall Street del 1929.

Dopo il periodo di stabilità garantito dagli accordi di Bretton Woods, negli ultimi anni le crisi finanziarie si sono moltiplicate: bolla immobiliare USA (1979), Messico (1982), Bancarotta banche locali USA (1985), Wall Street (1987), nuova bolla immobiliare negli Stati Uniti (1989), di nuovo Messico (1994), Asia (1997), salvataggio del fondo Long Term Capital Management (1998), Brasile e Russia (1998), Bolla di Internet (2000), Argentina (2001), fallimenti di Enron e Worldcom (2002), i mutui Subprime (2006)…

Oggi un contadino ha acquistato un singolo bulbo del raro tulipano chiamato Vicerè, pagando per esso: otto maiali, quattro buoi, dodici pecore, due carichi di grano, quattro carichi di segale, due botti di vino, quattro barili di birra, due barilotti di burro, mille libbre di formaggio, un letto completo di accessori, un calice d’argento e un vestito, per un valore totale di 2.500 fiorini” - una cifra equivalente al reddito annuo dei più ricchi mercanti dell’epoca.

La prima bolla speculativa documentata è la tulipomania. Nella prima metà del Seicento, in Olanda, per un bulbo di tulipano si arrivarono a pagare cifre folli: nel 1642 Rembrandt vendette uno dei suoi capolavori “La Ronda di notte”, noto anche come “La compagnia del Capitano Frans Banning Cocq”, per 1650 fiorini; per un bulbo di “Semper Augustus”, nel 1637 vennero pagati 5200 fiorini. Pochi mesi dopo si verificherà il grande crollo dei prezzi, gettando nella miseria più nera gli investitori più sprovveduti.

Ma come scrive Galbraith “sono pochi i campi dell’attività umana in cui la storia conta così poco come nel mondo della finanza”. Dopo i tulipani arrivò il castello di carte creato dal finanziere Law con la sua Compagnia francese delle Indie occidentali - crollata nel 1720 -, le ondate di speculazione nell’Inghilterra del 1772 e 1793, o di William Duer e Alexander Macomb nei confronti dei titoli azionari detenuti dalla Bank of New York (USA, 1792), il crollo degli assignats durante la rivoluzione francese (1797), la bolla delle obbligazioni sud-americane (Inghilterra, 1825), quella provocata dai canali francesi (1827), dalle ferrovie inglesi (1836 e 1847) e da quelle negli USA ed in Germania (1857), Fallimento della banca Overend & Gurney a Londra (1866), i titoli argentini (Inghilterra 1890), la bolla immobiliare australiana (1893), quella dell’oro e dell’argento (USA, 1893), del caffé (USA 1907), e il grande crack di Wall Street del 1929.

Dopo il periodo di stabilità garantito dagli accordi di Bretton Woods, negli ultimi anni le crisi finanziarie si sono moltiplicate: bolla immobiliare USA (1979), Messico (1982), Bancarotta banche locali USA (1985), Wall Street (1987), nuova bolla immobiliare negli Stati Uniti (1989), di nuovo Messico (1994), Asia (1997), salvataggio del fondo Long Term Capital Management (1998), Brasile e Russia (1998), Bolla di Internet (2000), Argentina (2001), fallimenti di Enron e Worldcom (2002)… Tra il 1975 ed il 1998, il FMI ha contato la bellezza di 212 crisi, con un aumento della frequenza dopo il 1987 a causa della “liberalizzazione finanziaria che ha preso piede proprio in quegli anni”

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