La crisi del Ventinove: Le ragioni del crack, i Caller Loans

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La storia della crisi del Ventinove in un racconto a puntate

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La storia dell’economia è disseminata di crisi finanziarie. Tutte hanno in comune un ingrediente. In inglese si chiama leverage, e sta ad indicare l’effetto di leva finanziario, ovvero la possibilità di moltiplicare le possibilità di guadagno - peccato che valga anche per le perdite - rispetto alle proprie possibilità finanziarie. A Wall Street, negli Venti, l’effetto leva era garantito dal fatto che si potevano acquistare azioni versando un anticipo in contanti - per esempio il 10% - mentre il resto arrivata dall’agente di borsa attraverso cui avevano fatto l’ordine - e lui a sua volta se li faceva prestare dalle banche.

In questo modo si potevano comprare delle azioni e pagarne solo il 10%, per poi venderle dopo poche ore al 100%, e il giorno dopo si poteva ripartire con il gioco. L’effetto leva si moltiplica poco prima del crack, visto che si passa dai 4 miliardi dell’inizio del 1928, ai 7 dell’inizio estate del 1929 ed infine agli 8,5 alla vigilia del crollo.

I soldi prestati non venivano solo dalle banche: c’erano anche imprese e privati, statunitensi o di altri paesi - e tutti insieme finiscono per tirare fuori più denaro delle banche. Erano attirati da tassi tra il 7 ed il 12% per operazioni finanziarieche ritenevano senza rischi.

In effetti se la Borsa cresceva non c’erano problemi, ma se il titolo scendeva di una certa pecentuale - che normalmente era del 10% -, chi aveva acquistato a credito doveva versare dei soldi per ricreare il margine di garanzia - per questo venivano chiamati caller loans. Se non lo faceva, l’agente di borsa avrebbe venduto i titoli acquistati a credito per limitare le perdite. Ma dove si poteva trovare un compratore a Wall Street? E naturalmente più il mercato scendeva, più questa spirale si autoalimentava.

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