La crisi del Ventinove: Wall Street

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La storia della crisi del Ventinove in un racconto a puntate

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Nel 1928, il boom di Wall Street iniziò la sua corsa verso il disastro. L’indice Dow Jones saliva a grandi balzi inframezzati da violente correzioni. Alla fine dell’anno aveva raggiunto i 300 punti, per poi arrivare ai 381,17 punti del 3 settembre del 1929. Le quotazioni dei titoli erano raddoppiate in meno di due anni, mentre negli ultimi vent’anni l’aumento medio annuale era stato del 3,2%.

 

Nell’anno fatale della grande crisi le transazioni riguardavano in media 4,2 milioni di titoli al giorno, con punte di 8,2 milioni nel mese di marzo. Tanti titoli che cambiavano spesso di mano indicavano chiaramente il carattere speculativo dei movimenti di borsa. Il simbolo di quel boom fu la Radio Corporation of America: grandi rialzi e qualche volta brusche correzioni. Tutto perché apparteneva al nuovo mondo delle comunicazioni via radio - ma non aveva mai chiuso un bilancio in utile.

Nonostante quello che stava accadendo, il più noto economista dell’epoca, Irving Fisher, il 17 Ottobre 1929 affermava: “i valori di Borsa hanno raggiunto quello che sembra essere un plateau alto permanente. Non credo che avremo, né presto né mai, una caduta di 50 o 60 punti dai livelli attuali, come predicono (i ribassisti). Mi aspetto che il mercato delle azioni sarà un ottimo affare, e crescerà ancora nei prossimi mesi”. Si sbagliava e di molto.

(Foto Wikipedia)

 

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