La crisi del Ventinove: Le ragioni del crack, gli Investment Trusts

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La storia della crisi del Ventinove in un racconto a puntate

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Un altro effetto leva si otteneva con gli investment trusts. Di cosa si tratta? Di società quotate in borsa, la cui attività principale consisteva nell’acquisto e nella vendita di titoli. Erano stati creati verso la fine del secolo precedente in Inghilterra con un obiettivo condivisibile: dare a tutti la possibilità di investire in borsa diversificando i rischi affidando i propri risparmi a degli esperti - ma come accade ancora oggi troppo spesso non lo erano.

Negli Stati Uniti, i primi Investment Trusts vennero creati nel 1921. Sei anni dopo erano già 160, e continuarono ad aumentare. Per finanziarsi emettevano obbligazioni ed azioni, che durante il lungo boom di Borsa tutti correvano ad acquistare. Un effetto leva era costituito dal fatto che solo le azioni crescevano insieme alle quotazioni di borsa, mentre gli altri titoli emessi ottenevano solo una remunerazione fissa.

C’era poi il sistema delle scatole cinesi: l’esempio più noto è quello della Goldman, Sachs & Company, che organizzò nel 1929 tre investment trusts collegati - la Goldman Sachs Trading Corporation, la Shenandoah Corporation e la Blue Ridge Corporation. Rastrellarono sul mercato quasi un miliardo di dollari, ed alla fine valevano poco più di zero.

Negli anni venti era comune trovarsi di fronte a piramidi societarie, con 6-8 livelli, per assicurarsi il controllo di imprese investendo un capitale minimo nella società che era al vertice. Alcune, come la piramide della Insull and Associated Gas & Electric - una grande impresa di servizi pubblici -, e quella della Van Sweringens - questa volta si trattava di un immenso impero ferroviario -, erano talmente complesse che era quasi impossibile capirne fino in fondo il funzionamento.

In tutte le piramidi l’effetto leva amplierà le perdite di borsa, coinvolgendo, in alcune città - come Cleveland, Detroit e Chicago - anche le banche, perché avevano investito pesantemente in queste strutture piramidali o erano addirittura finite sotto il loro controllo. Un ultimo tassello. Anche se si calcola che giocassero in borsa tra l’1,5 e i 9 milioni di statunitensi - su una popolazione di 122 milioni -, alla fine il mercato veniva determinato da poche migliaia di speculatori, ed alcuni erano più uguali degli altri, come William C. Durant, Samuel Insull, Charles Mitchell della National City Bank e Albert Wiggin della Chase Bank. Molti di loro avevano capito che aria tirava alla fine di ottobre, e diedero il loro contributo al crollo speculando al ribasso con vendite allo scoperto.

(Foto Wikipedia)

 

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