Stipendi d'oro dei parlamentari: il referendum di cui nessuno parla

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Il referendum di cui si sente parlare solo sul web

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Le televisioni ed i grandi giornali non ne hanno parlato nemmeno per sbaglio. Dal 14 maggio è possibile firmare per il “referendum per l’abrogazione degli stipendi d’oro” promosso dal Partito dell’Unione Popolare. Fino a ieri completamente sconosciuto, ora sta facendo parlare parecchio di sé almeno in rete.

Il referendum intende abrogare la - cito il sito dei promotori - “con  l’abrogazione della disposizione di cui all’ 2 della legge 1265, n. 1261, ai Parlamentari non verrà più corrisposta la ‘diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma’”.

 

Se le tv e i grandi quotidiani tacciono, tocca al web promuovere il referendum per l’abrogazione degli stipendi d’oro dei parlamentari. La raccolta firme è partita nel silenzio più assoluto il 14 maggio (è possibile sottoscrivere il referendum in tutte le segreterie dei Comuni italiani) ed è promosso dal Partito dell’Unione Popolare. Movimento totalmente sconosciuto che grazie a questa iniziativa sta facendo parecchio parlare di sé. E infatti viene accusato da più parti di volersi fare solo pubblicità con una referendum illegittimo o inutile. Vediamo prima di che cosa si tratta:

Se il referendum dovesse raccogliere le 500.000 firme necessario sarebbe una vittoria da imputare totalmente a tutti i siti e blog che ne stanno parlando in questi giorni. E’ ovvio che se il   referendum verrà considerato ammissibile dalla Corte Costituzionale, il referendum non farà fatica a superare il quorum, provocando una riduzione di 48.000 euro l’anno per ciascun parlamentare (Foto: Infophoto).

Dove si può firmare? Si può portare il proprio apporto in tutte le segreterie dei Comuni italiani.

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