Il mestiere del consumatore consapevole
Marco Lo Conte, giornalista del Sole 24 Ore, ricorda in un post sul suo blog la lettera dei precari di Natale 2010
Si avvicina il Natale e festeggiamo il primo anniversario della lettera dei precari a Babbo Natale, firmata da cinque giovani lavoratori inclusa la sottoscritta. Oggi Marco Lo Conte, giornalista del Sole 24 Ore, la ricorda in un articolo postato sul suo blog (per chi lo volesse recuperare in versione cartacea, è stato pubblicato ieri nell'inserto speciale Finanza personale, pagina 45).
Riportiamo una parte del suo articolo che vi invitiamo a leggere integralmente qui:
È passato solo un anno e sembra un secolo: in occasione del Natale dell'anno scorso un gruppo di giovani precari - Benedetta Cosmi, Eleonora Bianchini, Antonio Incorvaia, Alessandro Rimassa ed Eleonora Voltolina - scrisse la più classica delle letterine a Babbo Natale per chiedergli in dono una pensione.
Con rimarchevole spirito di iniziativa, i parasubordinati proponevano uno scambio: lanciare una corposa campagna contro l'evasione fiscale, coinvolgendo giovani e meno giovani nel richiedere scontrini fiscali e fatture, e far incassare l'extragettito fiscale in un conto presso l'Inps, da ripartire, almeno in parte, sulle posizioni contributive di tutti coloro che svolgono attività parasubordinata, fino a un dato reddito e una soglia di età. L'obiettivo era di alzare le future magre prestazioni pensionistiche di chi vive la condizione di precario.
Era un anno fa e in molti gettavano acqua sul fuoco delle difficoltà delle finanze pubbliche italiane: lo spread era ancora un parola usata dagli addetti ai lavori e viaggiava intorno ai 150 punti base, il Governo difendeva i conti pubblici in ordine e un sistema previdenziale in equilibro. Un muro, che la richiesta dei giovani precari non riuscì a infrangere.
Molte cose sono cambiate da allora; gli interventi in materia previdenziale annunciati dall'Esecutivo hanno in particolare aumentato le aliquote previdenziali degli autonomi, esteso a tutto il metodo di calcolo contributivo e aumentato l'età della quiescenza. I più scontenti del decreto «Salva-Italia» (il cui nome non è sufficiente per digerire la pillola) sono in particolare i lavoratori over 55, nella fase calante della loro carriera. E testimoniano il loro disappunto con numerose mail inviate al Sole 24 Ore, protestando contro le decisioni dell'Esecutivo o ponendo richieste di consulenza sul loro destino previdenziale.
Continua a leggere sul blog di Marco Lo Conte.
alle 19:13
Pierino_La_Peste
Sono in quella fascia dei 55nni bastonati da precariato e pensioni basse. Proprio ieri mi hanno regolarizzato la posizione INPS a causa di un errore sul Codice Fiscale.
Beh ho fatto un po' di conti ed è emerso questo:
1) nel 2001 pagavo più contributi di oggi, eppure le aliquote erano del 6-7% in meno . Allora ? Ragione ovvia, nel 2001 guadagnavo al saldo Lira-Euro meno di oggi. Eppure nel 2001 ero un informatico di livello medio basso, oggi sono un responsabile di progetto con 10 anni di esperienza di più ed un invidiabile bagaglio tecnico. Eppure guadagno di meno e senza speranza di stabilizzare la posizione perchè "troppo vecchio" per essere assunto una volta raggiunta la fatidica soglia dei 50 anni. Avete presente i gamberi... ecco nell'informatica si fa come i gamberi, più si diventa esperti meno si guadagna, anzi meno facilmente si trova il lavoro perchè costi troppo e se accetti di essere sottopagato non ti prendono lo stesso perchè hanno paura che li molli non appena trovi qualcosa di meglio (dura di questi tempi).
2) Se andassi in pensione oggi ci andrei con circa 4000€ lordi all'anno, mentre se ci andrò a 67 anni, ammesso e non concesso di mantenere questo stipendio, ci andrei con circa 7000€ lordi, diciamo più meno la minima di 500€.
3) Ogni anno l'aliquota degli atipici si alza del 1% fino ad essere = agli indeterminati. Peccato che loro hanno ammortizzatori sociali malattie ferie pagate permessi, corsi di aggiornamento scatti di anzianità. Noi una beata m...
Hanno ucciso un'intera generazione di Italiani nell'assoluta indifferenza generale. Quando non avremo la forza di lavorare ci resteranno queste scelte:
1) Emigrare in un paese in via di sviluppo dove con 5-600e al mesi ci puoi vivere.
2) finire tutto quello che si ha, a parte 6000€ per andare in una certa clinica in Svizzara
3) Se il punto due non piace, fare il barbone
4) Se neppure il punto 3 piace, si può sempre entrare nella criminalità organizzata come incensurati e quindi insospettabili vecchietti corrieri della droga o portatori di pizzini. Meglio che sporcare la fedina penale facendosi beccare a rubare un pezzo di parmigiano al supermercato perchè muori di fame.