Il mestiere del consumatore consapevole
Il mondo del giornalismo italiano è indignato. E fatto da una pletora di cronisti iscritti all'albo spesso sfruttati, ricattati e sottopagati.
Il mondo del giornalismo italiano è fatto da una pletora di cronisti iscritti all'albo, pubblicisti e professionisti, spesso sfruttati, ricattati e sottopagati. Per questo un paio di settimane fa per iniziativa dei precari è stata organizzata la due giorni per La Carta di Firenze che avrebbe dovuto fissare anche la retribuzione giusta per la soglia della dignità umana e professionale. Eleonora Voltolina sulla Repubblica degli Stagisti ha scritto che cosa è successo a Firenze, e il quadro non è affatto incoraggiante. Ad esempio:
La domanda di un giornalista a Carlo Malinconico, presidente della Fieg - la Federazione italiana editori giornali: «Da un nostro monitoraggio emerge che il 60% degli articoli è scritto dai collaboratori e che mediamente questi collaboratori portano a casa 300 euro al mese. Due domande a Malinconico: i 50 centesimi a pezzo del titolo di questo convegno sono dignitosi? E che sanzioni applicherà la Fieg a quei suoi iscritti che pagano così poco?».
Malinconico risponde arroccato: «Non credo proprio che la Fieg debba dare sanzioni, noi obiettivamente non ne diamo. Dobbiamo avere un ruolo illuminato di guida». E sulla congruità del compenso si attira fischi e schiamazzi: «Cinquanta centesimi a pezzo: ma se mi parlate di "pezzo" non so di cosa stiamo parlando». La sala rumoreggia. Il tempo è finito e tutte le domande sono ancora aperte. Intanto trecento giornalisti hanno scoperto che il presidente degli editori non sa cosa sia un pezzo: e questa è una notizia.
A dir poco drammatico. Ieri invece a Milano, come segnala Franco Abruzzo, c'è stata l'irruzione di 25 precari, ovvero redattori di fatto, al Circolo della
Stampa mentre erano in discussione le "nuove frontiere" della professione giornalistica. Interrotto il dibattito per dar spazio alla protesta
(asprissima, ma civile).
Ecco cosa è successo: La protesta, annunciata da dagospia, pur tra toni aspri, si è conclusa civilmente: i giovani giornalisti "indignati e arrabbiati", che lavorano a tempo pieno nelle redazioni di agenzie e di quotidiani, hanno potuto esprimere il loro disagio e le loro difficili condizioni di vita:"Ogni giorno viene stuprata la nostra dignità professionale, la nostra sofferenza non ha confini, stiamo invecchiando e il posto stabile resta una chimera" ha detto uno degli intervenuti. Sui loro cartelli si poteva leggere uno slogan molto amaro e carico di rabbia "precari=schiavi".
Giovanni Negri, presidente del sindacato regionale, ha cercato, riuscendovi, di spiegare il contesto editoriali nel quale si muove la Fnsi e la Lombarda: "Sappiamo, come ha ricordato a Firenze il segretario Franco Siddi, che non è possibile avere centomila assunzioni. Il sindacato non ha poteri parlamentari. Stiamo aspettando che il Governo approvi la delibera dell'Inpgi che facilita la assunzioni concedendo agli editori sgravi contributivi del 60%". Nelle parole di Negri è chiaro il riferimento al disegno di legge sull'equo compenso in discussione alla Camera. Negri ha tracciato il confine tra sindacato e Parlamento: "Noi contrastiamo, come possiamo, l'azione degli editori, le leggi devono essere varate dalle Camere. Il momento non è felice. La crisi c'è sia sul fronte delle edicole sia sul fronte della pubblicità".
Gli sgravi contributivi del 60% per tre anni saranno a favore delle aziende, non in stato di crisi, per le assunzioni a tempo indeterminato, da praticante a caposervizio: l'aliquota IVS scenderà così da oltre il 20% a poco più dell'8%. Significa una riduzione di 12 punti percentuali del costo del lavoro. Non è stato facile per il vertice dell'Inpgi convincere gli editori a fare un ragionamento sui contratti a tempo indeterminato, nonostante alcuni tra i più grandi gruppi editoriali italiani siano pronti ad assumere. Si spera che questa misura, fortemente condivisa con la Fnsi, dia la spinta giusta all'occupazione.
Dagli sgravi saranno, comunque, esclusi i pensionati e le aziende che hanno effettuato licenziamenti, mentre saranno inclusi tutti i contratti giornalistici, compresi quelli adottati dalla Fieg e dall'Aeranti Corallo. Non bisogna dimenticare che per sostenere un sistema previdenziale non si può continuare a restringere il numero dei giovani assunti a tempo indeterminato. "Gli editori possono assumere pertanto - ha ricordato Negri - i precari, redattori di fatto, che popolano le redazioni dei grandi e dei piccoli giornali. Il sindacato e l'Inpgi hanno fatto la loro parte e hanno raccolto, quindi, la protesta che arriva dai precari".
Al dibattito hanno partecipato l'avvocato del Lavoro Sergio Barozzi; Davide Imola (responsabile nazionale professionisti e lavoro autonomo della Cgil, che ha illustrato lo studio dell'Ires, pubblicato in http://www.ires.it/node/1456, "Professionisti: a quali condizioni?'" (a cura di Daniele Di Nunzio, Giuliano Ferrucci e Salvo Leonardi); Enrico Ferri (della Giunta Fnsi); Saverio Paffumi (coordinatore della Commissione regionale sul lavoro autonomo). Giovanni Medioli. giornalista freelance ed espèerto delle problematiche del lavoro autonomo, ha coordinato i lavori. Qui potete trovare una sintesi degli interventi.