Radiazioni dal Giappone: i danni irreversibili su cellule e tessuti

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Radiazioni dal Giappone, quali effetti sulle persone? Ieri abbiamo pubblicato qui un articolo sulle conseguenze della nube radioattiva. Oggi su Ips leggiamo:

Se esposti a radiazioni ionizzanti, le cellule ed i tessuti subiscono danni irreversibili. L’energia della radiazione reagisce con qualsiasi materia venga in contatto. Forti radiazioni possono causare, alle cellule, alterazioni fisiche e chimiche in quanto l’assorbimento di detta energia inibisce la sintesi del DNA bloccando il processo di riproduzione cellulare.

Le alterazioni chimiche indotte da radiazioni nel protoplasma cellulare possono creare lesioni al nucleo della cellula ed ai suoi cromosomi. Il sistema cellulare può porre rimedio a una parte di queste lesioni, ma alcune cellule lesionate possono anche sopravvivere pur con una limitazione della loro normale funzionalità. Queste lesioni che si possono verificare a seguito di radiazioni ionizzanti provocano mutazioni, tumori, accorciamento della durata della vita, sterilità ed anche problemi al cristallino; possono inoltre essere più elevate aumentando il grado di ossigenazione, in quanto i tessuti poco ossigenati sono più resistenti all’azione delle radiazioni.

Nel caso in cui le radiazioni uccidano alcune cellule, vi sono tessuti in grado di rigenerarsi e sostituire le cellule morte nel giro di pochi giorni. Ad alti dosaggi la percentuale di cellule uccise è molto alta, tanto che l’interruzione della funzione fisiologica può essere fatale. I decessi dovuti ad elevate quantità di irradiazioni si dividono in quadri sintomatologici che fanno riferimento a fattori come la dose totale, le lesioni ad organi e tessuti di primaria importanza ed il tempo intercorso tra l’esposizione all’irradiazione e la morte del soggetto.

Questi elementi vengono classificati a seconda che il danno si verifichi a livello del sistema nervoso centrale, all’apparato gastrointestinale o al midollo osseo, oppure che le alterazioni mutagene (come nel caso del cancro) si verifichino a distanza di molti anni dall’episodio dell’irradiazione. La gravità delle lesioni e il periodo di tempo necessario perché queste si manifestino sono in rapporto alla quantità totale della radiazione subita, al periodo di tempo in cui è stata assorbita ed alla quantità dei tessuti irradiati.

Un’irradiazione breve ad alta energia per un periodo che può variare da pochi minuti ad un’ora, è mortale per gli esseri umani nel 50% dei casi in conseguenza dei danni che subisce il midollo osseo. Se la stessa quantità fosse distribuita nell’arco di un mese, il decesso non si verificherebbe nel giro di pochi mesi, ma la durata della vita del soggetto sarebbe accorciata di parecchi anni.

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