Germania, uova alla diossina e dilemmi da onnivoro: leggere le etichette per tutelarsi

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Negli ultimi anni si è moltiplicata la scelta dei consumatori: possiamo decidere se consumare attingendo dalla catena industriale o se spendere di più e comprare bio che, oltre a essere una moda secondo i più scettici, è certamente un modo più consapevole e sano per vivere il rapporto con il cibo. Se vi interessa capirne le ragioni, vi suggeriamo il libro di Michael Pollan Il Dilemma dell’Onnivoro che fa luce sulle contraddizioni e le opportunità di entrambi i sistemi. Oggi ne parliamo in relazione alla notizia del recente ritrovamento di diossina nelle uova che ha portato alla chiusura di migliaia di allevamenti tedeschi non deve preoccupare eccessivamente i consumatori italiani.

L’importazione di questo prodotto dalla Germania, infatti, nel nostro Paese è minima; inoltre una specifica normativa prescrive già da anni un sistema di etichettatura in cui è prevista l’indicazione obbligatoria dell’origine direttamente sul guscio di ogni singolo uovo.

Sebbene, dunque, il sistema di allerta rapido in vigore in tutta Europa ha già portato all’immediato ritiro del prodotto a rischio da tutti i punti vendita, i consumatori possono verificare la provenienza delle uova già acquistate leggendo il codice alfanumerico stampigliato sul guscio.

Per facilitarne l’interpretazione, l’associazione dei consumatori Adiconsum ricorda che tale codice contiene le seguenti informazioni:

• il tipo di allevamento:

- 0 per il biologico

- 1 per le galline allevate all’aperto

- 2 per le galline allevate a terra

- 3 per quelle in batteria;

• la sigla del paese di allevamento: IT, FR ecc.;

• il codice attribuito all’allevamento (8 caratteri) che individuano:

- il codice Istat del comune sede dell’allevamento (3 cifre)

- la sigla della provincia (due lettere)

- il numero che l’Asl attribuisce all’azienda agricola (3 cifre). 

Adiconsum sottolinea come questo caso sia esemplificativo dell’utilità dell’obbligo dell’origine indicata in etichetta. Purtroppo nella maggior parte dei prodotti alimentari tale obbligo non è previsto.

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